(Gazzetta Ufficiale 4 ottobre 2001, n. 231)
Titolo I
Armi ad aria o a gas compressi con modesta capacità offensiva
IL MINISTRO DELL'INTERNO
Visto il regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modifiche e
integrazioni, con il quale è stato approvato il testo unico delle
leggi di pubblica sicurezza;
Visto il regio decreto 6 maggio 1940, n. 635, con il quale è stato
approvato il regolamento per l'esecuzione del citato testo unico;
Vista la legge 23 febbraio 1960, n. 186, e successive modifiche e integrazioni,
concernente modifiche al regio decreto luogotenenziale 30 dicembre 1923,
n. 3152, sulla obbligatorietà della punzonatura delle armi da fuoco
portatili e successive modifiche ed integrazioni;
Vista la legge 18 aprile 1975, n. 110, e successive modifiche e integrazioni,
concernente norme integrative della disciplina vigente per il controllo delle
armi, delle munizioni e degli esplosivi;
Vista la legge 21 febbraio 1990, n. 36, e successive modifiche e integrazioni,
concernente nuove norme sulla detenzione delle armi, delle munizioni, degli
esplosivi e dei congegni assimilati;
Visto l'articolo 11 della legge 21 dicembre 1999, n. 526, concernente
disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza
dell'Italia alle Comunità europee - legge comunitaria 1999;
Visto l'articolo 27 della legge 29 dicembre 2000, n. 422, concernente
disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza
dell'Italia alle Comunità europee - legge comunitaria 2000;
Vista la direttiva 91/477/CEE del Consiglio, del 18 giugno 1991, relativa
al controllo dell'acquisizione e della detenzione di armi;
Considerato che, ai sensi dell'articolo 11, comma 3, della citata legge n.
526/1999, occorre adottare, con regolamento, una disciplina specifica
dell'utilizzo delle armi ad aria compressa o a gas compressi, sia lunghe
sia corte, i cui proiettili erogano un'energia cinetica non superiore a 7,5
joule;
Considerato che ai sensi dell'articolo 27 della citata legge n. 422/2000
le repliche di armi antiche ad avancarica di modello anteriore al 1890 a
colpo singolo, sono assoggettate, in quanto applicabile, alla disciplina
vigente per le armi ad aria compressa o a gas compressi, sia lunghe sia corte,
i cui proiettili "erogano un'energia cinetica non superiore a 7,5 joule";
Rilevata la necessità di definire con apposito regolamento ed in
conformità ai criteri di cui al comma 5 del citato articolo 11, la
compiuta disciplina delle armi ad aria o a gas compressi, sia lunghe sia
corte, i cui proiettili erogano un'energia cinetica non superiore
a 7,5 joule e delle repliche di armi antiche ad avancarica di modello anteriore
al 1890 a colpo singolo, in conformità alle indicazioni contenute
nelle citate leggi n. 526/1999 e n. 422/2000;
Sentito il parere della Commissione consultiva centrale per il controllo
delle armi nelle sedute del 12 settembre, 27 settembre, 5 ottobre, 9 novembre,
5 dicembre 2000, 15, 27 marzo e 4 aprile 2001;
Visto l'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400;
Udito il parere del Consiglio di Stato, espresso dalla sezione consultiva
per gli atti normativi nell'adunanza del 4 giugno 2001;
Data comunicazione al Presidente del Consiglio dei Ministri ai sensi
dell'articolo 17 della citata legge n. 400/1988, con nota n. 27-12/A-7 in
data 19 luglio 2001;
Adotta
il seguente regolamento:
Art. 1.
Definizione
1. |
Le armi ad aria o a gas compressi, sia lunghe che corte, i cui proiettili sono dotati di un'energia cinetica, misurata all'origine, non superiore a 7,5 joule, sono armi con modesta capacitai offensiva non assimilate alle armi comuni da sparo. |
2. |
Le armi di cui al comma 1 possono utilizzare esclusivamente il funzionamento semiautomatico od a ripetizione semplice ordinaria e sono destinate al lancio di pallini inerti non idonei a contenere o trasportare altre sostanze o materiali. |
Avvertenza:
Il testo delle note qui pubblicato è stato redatto dall'amministrazione
competente per materia, ai sensi dell'art. 10, comma 3, del testo unico delle
disposizioni sulla promulgazione delle leggi, sull'emanazione dei decreti
del Presidente della Repubblica e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica
italiana, approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, al solo fine di
facilitare la lettura delle disposizioni di legge alle quali è operato
il rinvio. Restano invariati il valore e l'efficacia degli atti legislativi
qui trascritti.
- Per le direttive CEE vengono forniti gli estremi di pubblicazione nella
Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee (GUCE).
Note alle premesse:
- Il regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, reca: "Approvazione del testo
unico delle leggi di pubblica sicurezza".
- Il regio decreto 6 maggio 1940, n. 635, reca: "Approvazione del regolamento
per l'esecuzione del testo unico 18 giugno 1931, n. 773, delle leggi di
pubblica
sicurezza".
- La legge 23 febbraio 1960, n. 186, reca: "Modifiche al regio decreto-legge
30 dicembre 1923, n. 3152, sulla obbligatorietà della punzonatura
delle armi da fuoco portatili".
- Il regio decreto-legge 30 dicembre 1923, n. 3152, reca: "Obbligatorietà
della punzonatura delle armi da fuoco portatili".
- La legge 18 aprile 1975, n. 110, reca: "Norme integrative della disciplina
vigente per il controllo delle armi, delle munizioni e degli esplosivi".
- La legge 21 febbraio 1990, n. 36, reca: "Nuove norme sulla detenzione delle
armi, delle munizioni, degli esplosivi e dei congegni assimilati".
- Si riporta il testo vigente dell'art. 11 della legge 21 dicembre 1999,
n. 526 (Disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza
dell'Italia alle Comunità europee - Legge comunitaria 1999):
"Art. 11 (Modifiche all'art. 2 della legge 18 aprile 1975, n. 110, e altre
disposizioni in materia di armi con modesta capacità offensiva).
1. All'art. 2, primo comma, lettera h) della legge 18 aprile 1975, n. 110,
dopo le parole: "modelli anteriori al 1890 sono aggiunte le seguenti: "fatta
eccezione per quelle a colpo singolo .
2. All'art. 2, terzo comma, della legge 18 aprile 1975, n. 110, e successive
modificazioni, le parole: "le armi ad aria compressa sia lunghe sia corte
sono sostituite dalle seguenti: "le armi ad aria compressa o gas compressi,
sia lunghe sia corte i cui proiettili erogano un'energia cinetica superiore
a 7,5 joule,.
3. Al fine di pervenire ad un più adeguato livello di armonizzazione
della normativa nazionale a quella vigente negli altri Paesi comunitari e
di integrare la direttiva 91/477/CEE del Consiglio, del 18 giugno 1991, relativa
al controllo dell'acquisizione e della detenzione di armi, nel pieno rispetto
delle esigenze di tutela della sicurezza pubblica il Ministro dell'interno,
con proprio regolamento da emanare nel termine di centoventi giorni dalla
data di entrata in vigore della presente legge, adotta una disciplina specifica
dell'utilizzo delle armi ad aria compressa o a gas compressi, sia lunghe
sia corte, i cui proiettili erogano un'energia cinetica non superiore a 7,5
joule.
3-bis. Le repliche di armi antiche ad avancarica di modello anteriore al
1890 a colpo singolo, sono assoggettate, in quanto applicabile, alla disciplina
vigente per le armi ad aria compressa o gas compressi i cui proiettili erogano
un'energia cinetica inferiore od uguale
a 7,5 joule.
4. Le sanzioni di cui all'art. 34 della legge 18 aprile 1975, n. 110, non
si applicano alle armi ad aria compressa o a gas compressi, sia lunghe sia
corte, i cui proiettili erogano un'energia cinetica non superiore a 7,5
joule.
5. Il regolamento di cui al comma 3 deve essere conforme ai seguenti
criteri:
a) la verifica di conformità è effettuata dalla Commissione
consultiva centrale per il controllo delle armi, accertando in particolare
che l'energia cinetica non superi 7,5 joule. I produttori e gli importatori
sono tenuti a immatricolare gli strumenti di cui al presente articolo. Per
identificare gli strumenti ad aria compressa è utilizzato uno specifico
punzone da apporre ad opera e sotto la responsabilità del produttore
o dell'eventuale importatore, che ne certifica l'energia entro il limite
consentito;
b) l'acquisto delle armi ad aria compressa di cui al presente articolo è
consentito a condizione che gli acquirenti siano maggiorenni e che l'operazione
sia registrata da parte dell'armiere;
c) la cessione e il comodato degli strumenti di cui alle lettere a) e b)
sono consentiti fra soggetti maggiorenni. è fatto divieto di affidamento
a minori, con le deroghe vigenti per il tiro a segno nazionale. L'utilizzo
di tali strumenti in presenza di maggiorenni è consentito nel rispetto
delle norme di pubblica sicurezza;
d) per il porto degli strumenti di cui al presente articolo non vi è
obbligo di autorizzazione dell'Autorità di pubblica sicurezza. L'utilizzo
dello strumento è consentito esclusivamente a maggiori di età
o minori assistiti da soggetti maggiorenni, fatta salva la deroga per il
tiro a segno nazionale, in poligoni o luoghi privati non aperti al
pubblico;
e) restano ferme le norme riguardanti il trasporto degli strumenti di cui
al presente articolo, contenute nelle disposizioni legislative atte a garantire
la sicurezza e l'ordine pubblico.
6. Nel regolamento di cui al comma 3 sono prescritte specifiche sanzioni
amministrative per i casi di violazione degli obblighi contenuti nel presente
articolo".
- L'art. 27 della legge 29 dicembre 2000, n. 422 (Disposizioni per l'adempimento
di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunità
europee - legge comunitaria 2000), ha aggiunto il comma 3-bis all'art. 11
della legge 21 dicembre 1999, n. 526, riportato nelle presenti note.
- La direttiva 91/477/CEE del Consiglio, del 18 giugno 1991, relativa al
controllo dell'acquisizione e della detenzione di armi, è pubblicata
nella Gazzetta Ufficiale CEE n. 256 del 13 settembre 1991.
- Si riporta il testo vigente dell'art. 17 della legge 23 agosto 1988, n.
400 (Disciplina dell'attività di Governo e ordinamento della Presidenza
del Consiglio dei Ministri):
"Art. 17 (Regolamenti). - 1. Con decreto del Presidente della Repubblica,
previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, sentito il parere del Consiglio
di Stato che deve pronunziarsi entro novanta giorni dalla richiesta, possono
essere emanati regolamenti per disciplinare:
a) l'esecuzione delle leggi e dei decreti legislativi, nonché dei
regolamenti comunitari;
b) l'attuazione e l'integrazione delle leggi e dei decreti legislativi recanti
norme di principio, esclusi quelli relativi a materie riservate alla competenza
regionale;
c) le materie in cui manchi la disciplina da parte di leggi o di atti aventi
forza di legge, sempre che non si tratti di materie comunque riservate alla
legge;
d) l'organizzazione ed il funzionamento delle amministrazioni pubbliche secondo
le disposizioni dettate dalla legge.
2. Con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del
Consiglio dei Ministri, sentito il Consiglio di Stato, sono emanati i regolamenti
per la disciplina delle materie, non coperte da riserva assoluta di legge
prevista dalla Costituzione, per le quali le leggi della Repubblica, autorizzando
l'esercizio della potestà regolamentare del Governo, determinano le
norme generali regolatrici della materia e dispongono l'abrogazione delle
norme vigenti, con effetto dall'entrata in vigore delle norme
regolamentari.
3. Con decreto ministeriale possono essere adottati regolamenti nelle materie
di competenza del Ministro o di autorità sott'ordinate al Ministro,
quando la legge espressamente conferisca tale potere. Tali regolamenti, per
materie di competenza di più Ministri, possono essere adottati con
decreti interministeriali, ferma restando la necessità di apposita
autorizzazione da parte della legge.
I regolamenti ministeriali ed interministeriali non possono dettare norme
contrarie a quelle dei regolamenti emanati dal Governo. Essi debbono essere
comunicati al Presidente del Consiglio dei Ministri prima della loro
emanazione.
4. I regolamenti di cui al comma 1 ed i regolamenti ministeriali ed
interministeriali, che devono recare la denominazione di "regolamento", sono
adottati previo parere del Consiglio di Stato, sottoposti al visto ed alla
registrazione della Corte dei conti e pubblicati nella Gazzetta Ufficiale.
4-bis. L'organizzazione e la disciplina degli uffici dei Ministeri sono
determinate, con regolamenti emanati ai sensi del comma 2, su proposta del
Ministro competente d'intesa con il Presidente del Consiglio dei Ministri
e con il Ministro del tesoro, nel rispetto dei principi posti dal decreto
legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni, con i contenuti
e con l'osservanza dei criteri che seguono:
a) riordino degli uffici di diretta collaborazione con i Ministri ed i
Sottosegretari di Stato, stabilendo che tali uffici hanno esclusive competenze
di supporto dell'organo di direzione politica e di raccordo tra questo e
l'amministrazione;
b) individuazione degli uffici di livello dirigenziale generale, centrali
e periferici, mediante diversificazione tra strutture con funzioni finali
e con funzioni strumentali e loro organizzazione per funzioni omogenee e
secondo criteri di flessibilità eliminando le duplicazioni
funzionali;
c) previsione di strumenti di verifica periodica dell'organizzazione e dei
risultati;
d) indicazione e revisione periodica della consistenza delle piante
organiche;
e) previsione di decreti ministeriali di natura non regolamentare per la
definizione dei compiti delle unità dirigenziali nell'ambito degli
uffici dirigenziali generali".
Art. 2.
Verifica di conformità
1. |
La produzione e l'importazione delle armi di cui all'articolo 1 è subordinata alla preventiva verifica di conformità da parte della Commissione consultiva centrale per il controllo delle armi. |
2. |
La verifica di conformità è effettuata sulla base dei disegni e delle caratteristiche indicate nella domanda ovvero sulla base dei prototipi ove ritenuto necessario. |
3. |
La domanda succitata, conforme all'imposta di bollo, deve essere indirizzata al Ministero dell'interno, ufficio per l'amministrazione generale del Dipartimento della pubblica sicurezza - Ufficio per gli affari della polizia amministrativa e sociale, e deve contenere le indicazioni relative alle generalità, se persona fisica e la ditta, la ragione o la denominazione sociale se impresa, del produttore e dell'importatore, il relativo domicilio o sede nonché le caratteristiche dell'arma, quali: tipo, denominazione, Stato o Stati in cui essa è prodotta o da cui è importata, calibro, numero delle canne e relativa lunghezza, lunghezza minima, sistema di funzionamento e ogni altra particolarità strutturale dell'arma. Il richiedente dovrà precisare se intende produrre o importare l'arma, indicandone in quest'ultimo caso la fabbrica e lo Stato di provenienza. |
4. |
Alla domanda devono essere allegate: |
5. |
L'esibizione del prototipo o esemplare, ove ritenuto necessario, è effettuata a richiesta della Commissione. Nella domanda devono essere indicate le generalità della persona incaricata dell'esibizione e del ritiro del prototipo o esemplare eventualmente richiesto. |
6. |
Le risultanze della verifica di conformità sono comunicate al soggetto richiedente di cui al comma 3 entro il termine di 120 giorni a decorrere dalla data di ricezione della domanda. |
7. |
Alla procedura di cui ai commi precedenti, fatta eccezione per quanto previsto al comma 4, lettera a), soggiace altresì chiunque detenga le armi di cui all'articolo 1 iscritte nel Catalogo nazionale delle armi comuni da sparo ed intende avvalersi della normativa contenuta nel presente regolamento. |
Nota all'art. 2:
- Si riporta il testo dell'art. 21 del decreto del Presidente della Repubblica
28 dicembre 2000, n. 445 (Testo unico delle disposizioni legislative e
regolamentari in materia di documentazione amministrativa):
"Art. 21 (Autenticazione delle sottoscrizioni).
1. L'autenticità della sottoscrizione di qualsiasi istanza o dichiarazione
sostitutiva di atto di notorietà da produrre agli organi della pubblica
amministrazione, nonché ai gestori di servizi pubblici è garantita
con le modalità di cui all'art. 38, comma 2 e comma 3.
2. Se l'istanza o la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà
è presentata a soggetti diversi da quelli indicati al comma 1 o a
questi ultimi al fine della riscossione da parte di terzi di benefici economici,
l'autenticazione è redatta da un notaio, cancelliere, segretario comunale,
dal dipendente addetto a ricevere la documentazione o altro dipendente incaricato
dal sindaco; in tale ultimo caso, l'autenticazione è redatta di seguito
alla sottoscrizione e il pubblico ufficiale, che autentica, attesta che la
sottoscrizione è stata apposta in sua presenza, previo accertamento
dell'identità del dichiarante, indicando le modalità di
identificazione, la data ed il luogo di autenticazione, il proprio nome,
cognome e la qualifica rivestita, nonché apponendo la propria firma
e il timbro dell'ufficio".
Art. 3.
Immatricolazione
1. |
Sulle armi di cui all'articolo 1 devono essere impressi i segni identificativi previsti dall'articolo 11, comma primo, della legge 18 aprile 1975, n. 110, fatta eccezione per il numero di iscrizione nel Catalogo nazionale delle armi comuni da sparo. |
Nota all'art. 3:
- Si riporta il testo dell'art. 11, comma primo, della legge 18 aprile 1975,
n. 110 (per l'argomento vedi nelle note alle premesse):
"1. Sulle armi comuni da sparo prodotte nello Stato devono essere impressi,
in modo indelebile ed a cura del produttore, la sigla od il marchio, idonei
ad identificarle nonché il numero di iscrizione del prototipo o
dell'esemplare nel Catalogo nazionale ed il numero progressivo di matricola.
Un numero progressivo deve, altresì, essere impresso sulle canne
intercambiabili di armi".
Art. 4.
Punzone di identificazione
1. |
Sulle armi di cui all'articolo 1 è apposto dal produttore o dall'importatore, dopo la verifica di conformità, uno specifico punzone, preventivamente depositato presso il Banco nazionale di prova, che ne certifica l'energia cinetica entro il limite consentito; sulle armi con separato punzone è apposto il numero della verifica di conformità attribuito dal Dipartimento della pubblica sicurezza. |
2. |
I soggetti indicati all'articolo 2, comma 7, ivi compresi coloro che importano le armi per ragioni diverse dal commercio, devono chiedere l'apposizione dello specifico punzone da parte del Banco nazionale di prova. |
Art. 5.
Fabbricazione ed importazione
1. |
La fabbricazione e l'importazione delle armi di cui all'articolo 1 sono soggette all'autorizzazione prevista dall'articolo 31 del regio decreto n. 773/1931. L'importazione è altresì soggetta al disposto di cui all'articolo 12, comma primo, della legge n. 110/1975. |
2. |
Le domande dirette ad ottenere l'autorizzazione per fabbricare od importare devono contenere le indicazioni stabilite dall'articolo 46 del regio decreto n. 635/1940. |
Note all'art. 5:
- Si riporta il testo dell'art. 31 del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773
(per l'argomento vedi nelle note alle premesse):
"Art. 31 (Art. 30 testo unico 1926). - Salvo quanto è disposto per
le armi da guerra dall'art. 28, non si possono fabbricare altre armi, introdurle
nello Stato, esportarle, farne raccolta per ragioni di commercio o di industria,
o porle comunque in vendita, senza licenza del questore. La licenza è
necessaria anche per le collezioni delle armi artistiche, rare od antiche".
- Si riporta il testo dell'art. 12, comma primo, della legge 18 aprile 1975,
n. 110 (per l'argomento vedi nelle note alle premesse):
"1. Chi, senza licenza per la fabbricazione ed il commercio di armi intende
importare armi comuni da sparo in numero superiore a tre, nel corso dello
stesso anno solare, oltre la licenza del questore di cui all'art. 31 del
testo unico delle leggi di pubblica sicurezza 18 giugno 1931, n. 773, deve
munirsi di apposita licenza del prefetto della provincia in cui l'interessato
ha la propria residenza anagrafica".
- Si riporta il testo dell'art. 46 del regio decreto 6 maggio 1940, n. 635
(per l'argomento vedi nelle note alle premesse):
"Art. 46. - Le domande dirette ad ottenere l'autorizzazione per fabbricare,
introdurre dall'estero, esportare o far transitare nel Regno armi comuni
devono contenere: per la fabbricazione, le indicazioni di cui al primo comma
e alle lettere a), b), c), dell'art. 34, per l'introduzione dall'estero,
quelle di cui al primo comma e alle lettere a), b), c), dell'art. 38; per
l'esportazione, quelle di cui al primo comma ed alle lettere a), b), c),
dell'art. 39; per il transito, quelle di cui all'art. 40 del presente
regolamento.
Le indicazioni stesse devono essere riportate sulla licenza".
Art. 6.
Esportazione
1. |
Chiunque intende esportare le armi di cui all'articolo 1 deve darne preventivo avviso scritto al questore della provincia da cui le armi sono spedite. |
2. |
L'avviso deve contenere l'indicazione del marchio o sigla, modello, calibro, matricola e numero delle armi oggetto dell'esportazione. |
3. |
Per la sola matricola è possibile effettuare l'avviso all'atto della spedizione. |
4. |
Del ricevimento dell'avviso di cui ai commi 2 e 3 viene rilasciata ricevuta. |
5. |
Se entro dieci giorni dal ricevimento dell'avviso di cui al comma 2 non intervengono provvedimenti dell'Autorità di pubblica sicurezza l'esportazione si intende autorizzata. |
Art. 7.
Cessione
1. |
La cessione per ragioni di commercio delle armi di cui all'articolo 1 è consentita a coloro che sono titolari dell'autorizzazione di polizia per il commercio di armi, prevista dall'articolo 31 del regio decreto n. 773/1931. |
2. |
I commercianti di armi provvedono all'annotazione nel registro delle operazioni giornaliere di cui all'articolo 35 del regio decreto n. 773/1931, con le modalità previste dall'articolo 54 del regio decreto n. 635/1940, dei seguenti elementi: data dell'operazione, persona o ditta con la quale l'operazione è compiuta, specie, contrassegni e quantità delle armi acquistate o vendute e modalità con le quali l'acquirente ha dimostrato la propria identità personale. |
3. |
Le armi di cui all'articolo 1 possono essere acquistate da soggetti maggiorenni muniti di valido documento di riconoscimento. |
4. |
Sono consentiti la cessione ed il comodato delle armi di cui all'articolo 1, purché avvengano con scrittura privata tra soggetti maggiorenni. Non è necessaria la scrittura privata nel comodato a termine di durata non superiore a quarantotto ore. |
5. |
La vendita per corrispondenza è regolata dal disposto dell'articolo 17 della legge n. 110/1975. |
6. |
La vendita nelle aste pubbliche è consentita nel rispetto delle condizioni di cui ai commi 3 e 4. |
7. |
È fatto divieto dell'affidamento a minori delle armi di cui all'articolo 1. |
Note all'art. 7:
- Per il testo dell'art. 31 del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773 (per
l'argomento vedi nelle note alle premesse), vedi nelle note all'art. 5.
- Si riporta il testo vigente dell'art. 35 del regio decreto 18 giugno 1931,
n. 773 (per l'argomento vedi nelle note alle premesse):
"Art. 35 (Art. 34 testo unico 1926). - Il fabbricante, il commerciante di
armi e chi esercita l'industria della riparazione delle armi è obbligato
a tenere un registro delle operazioni giornaliere, nel quale devono essere
indicate le generalità delle persone con cui le operazioni stesse
sono compiute.
Tale registro deve essere esibito a richiesta degli ufficiali od agenti di
pubblica sicurezza e deve essere conservato per un periodo di cinque anni
anche dopo la
cessazione dell'attività'.
I commercianti di armi devono altresì comunicare mensilmente all'ufficio
di polizia competente per territorio le generalità delle persone e
delle ditte che hanno acquistato o venduto loro le armi, la specie e la
quantità delle armi vendute o acquistate e gli estremi dei titoli
abilitativi all'acquisto esibiti dagli interessati.
È vietato vendere o in qualsiasi altro modo cedere armi a privati
che non siano muniti di permesso di porto d'armi ovvero di nulla osta
all'acquisto rilasciato dal questore. Il nulla osta non può essere
rilasciato a minori; ha la validità di un mese ed è esente
da ogni tributo. La domanda è redatta in carta libera.
Il Questore può subordinare il rilascio del nulla osta, di cui al
comma precedente, alla presentazione di certificato del medico provinciale,
o dell'ufficiale sanitario, o di un medico militare dal quale risulti che
il richiedente non è affetto da malattie mentali oppure da vizi che
ne diminuiscono, anche temporaneamente, la capacità di intendere e
di volere.
Il contravventore è punito con l'arresto da tre mesi ad un anno e
con l'ammenda non inferiore a L. 250.000.
L'acquirente o cessionario di armi in violazione delle norme del presente
articolo è punito con l'arresto sino a sei mesi e con l'ammenda sino
a L. 250.000".
- Si riporta il testo dell'art. 54 del regio decreto 6 maggio 1940, n. 635
(per l'argomento vedi nelle note alle premesse):
"Art. 54. - Nel registro di cui all'art. 35 della legge, si prende nota della
data dell'operazione; della persona o della ditta con la quale l'operazione
è compiuta, della specie, contrassegni e quantità delle armi
acquistate o vendute, del relativo prezzo e del modo col quale l'acquirente
ha dimostrato la propria identità personale.
È permessa la vendita delle armi lunghe da fuoco al minore che esibisca
la licenza di porto d'armi".
- Si riporta il testo vigente dell'art. 17 della legge 18 aprile 1975, n.
110 (per l'argomento vedi nelle note alle premesse):
"Art. 17 (Divieto di compravendita di armi comuni da sparo commissionate
per corrispondenza). - Alle persone residenti nello Stato non è consentita
la compravendita di armi comuni da sparo commissionate per corrispondenza,
salvo che l'acquirente sia autorizzato ad esercitare attività industriali
o commerciali in materia di armi, o che abbia ottenuto apposito nulla osta
del prefetto della provincia in cui risiede. Di ogni spedizione la ditta
interessata deve dare comunicazione all'ufficio di pubblica sicurezza, o,
in mancanza, al comando dei Carabinieri del comune in cui risiede il
destinatario.
I trasgressori sono puniti con la reclusione da uno a sei mesi e con la multa
fino a L. 300.000".
Art. 8.
Detenzione
1. |
La detenzione delle armi di cui all'articolo 1 non è sottoposta all'obbligo di denuncia previsto dall'articolo 38 del regio decreto n. 773/1931. Per tali armi non si applicano i limiti alla detenzione previsti per le armi comuni da sparo dall'articolo 10, comma sesto, della legge n. 110/1975. |
Note all'art. 8:
- Si riporta il testo dell'art. 38 del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773
(per l'argomento vedi nelle note alle premesse):
"Art. 38 (Art. 37 testo unico 1926). - Chiunque detiene armi, munizioni o
materie esplodenti di qualsiasi genere e in qualsiasi quantità deve
farne immediata denuncia all'ufficio locale di pubblica sicurezza o, se questo
manchi, al comando dei reali Carabinieri.
Sono esenti dall'obbligo della denuncia:
a) i corpi armati, le società di tiro a segno e le altre istituzioni
autorizzate, per gli oggetti detenuti nei luoghi espressamente destinati
allo scopo;
b) i possessori di raccolte autorizzate di armi artistiche, rare o antiche;
c) le persone che per la loro qualità permanente hanno diritto ad
andare armate, limitatamente però al numero ed alla specie delle armi
loro consentite.
L'Autorità di pubblica sicurezza ha facoltà di eseguire, quando
lo ritenga necessario, verifiche di controllo anche nei casi contemplati
dal capoverso precedente, e di prescrivere quelle misure cautelari che ritenga
indispensabili per la tutela dell'ordine pubblico".
- Si riporta il testo vigente dell'art. 10, comma sesto, della legge 18 aprile
1975, n. 110 (per l'argomento vedi nelle note alle premesse):
"6. La detenzione di armi comuni da sparo per fini diversi da quelli previsti
dall'art. 31 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato
con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, è consentita nel numero
di tre per le armi comuni da sparo e di sei per le armi di uso
sportivo. Per le armi da caccia resta valido il disposto dell'art. 37, comma
2, della legge 11 febbraio 1992, n. 157. La detenzione di armi comuni da
sparo in misura superiore è subordinata al rilascio di apposita licenza
di collezione da parte del questore, nel limite di un esemplare per ogni
modello del Catalogo nazionale; il limite di un esemplare per ogni modello
non si applica ai fucili da caccia ad anima liscia ed alle repliche di armi
ad avancarica".
Art. 9.
Porto
1. |
Il porto delle armi di cui all'articolo 1 non è sottoposto ad autorizzazione dell'Autorità di pubblica sicurezza. |
2. |
Le armi di cui al comma 1 non possono essere portate fuori della propria abitazione o delle appartenenze di essa senza giustificato motivo. Non possono, inoltre, essere portate in riunioni pubbliche. |
3. |
L'utilizzo delle armi di cui al comma 1 è consentito esclusivamente a maggiori di età o minori assistiti da soggetti maggiorenni, fatta salva la deroga per il tiro a segno nazionale, in poligoni o luoghi privati non aperti al pubblico. |
Art. 10.
Trasporto
1. |
Il trasporto delle armi di cui all'articolo 1 deve essere effettuato usando la massima diligenza. |
2. |
Le armi devono essere trasportate scariche, inserite in custodia. |
Art. 11.
Parti d'arma
1. |
Le parti delle armi di cui all'articolo 1 non si considerano parti di arma comune da sparo. |
Titolo II
Replica di armi antiche ad avancarica a colpo singolo
Art. 12.
Definizione
1. |
Le repliche di armi antiche ad avancarica a colpo singolo di modello e/o tipologia anteriore al 1890 utilizzano per il funzionamento a fuoco munizionamento costituito da polvere nera, od equivalente, palla o pallini di piombo, che vengono introdotti singolarmente nella canna dalla volata o dalla parte anteriore della camera di scoppio; esse sono dotate di un sistema di accensione a miccia e/o a pietra e/o a capsula e sono portatili. |
Art. 13.
Immatricolazione e verifica di funzionamento
1. |
Alle armi di cui all'articolo 12 si applicano le disposizioni dell'articolo 11 della legge n. 110/1975, commi primo, secondo, terzo, quarto, quinto e sesto, fatta eccezione del riferimento all'iscrizione nel Catalogo nazionale delle armi comuni da sparo, salvo quanto previsto dal successivo comma 3. |
2. |
Il Banco nazionale di prova oltre agli adempimenti di cui all'articolo 11 della legge n. 110/1975, verifica che il funzionamento delle armi di cui al comma 1 sia conforme alle prescrizioni contenute nell'articolo 12; a tal fine, ove ritenuto necessario, può avvalersi della consulenza dell'esperto di cui all'articolo 32, comma nono, della legge n. 110/1975. |
3. |
I prototipi delle armi di cui al comma 1 prodotte all'estero, sono sottoposti a cura dell'importatore alla verifica di funzionamento da parte del Banco nazionale di prova, prevista dal comma 2. è vietata l'importazione di armi non conformi al prototipo sottoposto a verifica del Banco nazionale di prova. |
4. |
Le armi di cui al comma 1 non sono sottoposte a verifica di conformità da parte della Commissione consultiva centrale per il controllo delle armi. |
Nota all'art. 13:
- Si riporta il testo degli articoli 11 e 32, comma nono, della legge 18
aprile 1975, n. 110 (per l'argomento vedi nelle note alle premesse):
"Art. 11 (Immatricolazione delle armi comuni da sparo).
- Sulle armi comuni da sparo prodotte nello Stato devono essere impressi,
in modo indelebile ed a cura del produttore, la sigla od il marchio, idonei
ad identificarle nonché il numero di iscrizione del prototipo o
dell'esemplare nel Catalogo nazionale ed il numero progressivo di matricola.
Un numero progressivo deve, altresì, essere impresso sulle canne
intercambiabili di armi.
Oltre ai compiti previsti dall'art. 1 della legge 23 febbraio 1960, n. 186,
il Banco nazionale di prova di Gardone Valtrompia, direttamente o a mezzo
delle sue sezioni, accerta che le armi o le canne presentate rechino le
indicazioni prescritte nel primo comma e imprime uno
speciale contrassegno con l'emblema della Repubblica italiana e la sigla
di identificazione del Banco o della sezione. L'operazione deve essere annotata
con l'attribuzione di un numero progressivo in apposito registro da tenersi
a cura del Banco o della sezione.
Le armi comuni da sparo prodotte all'estero recanti i punzoni di prova di
uno dei banchi riconosciuti per legge in Italia non sono assoggettate alla
presentazione al Banco di prova di Gardone Valtrompia quando rechino i
contrassegni di cui al primo comma.
Qualora manchino sulle armi prodotte all'estero i segni distintivi di cui
al comma precedente, l'importatore deve curare i necessari adempimenti.
In caso di mancanza anche di uno degli elementi indicati nel primo comma
il Banco o la sezione provvede ad apporli, in base a motivata richiesta degli
aventi diritto, vistata dall'ufficio locale di pubblica sicurezza o in mancanza
dal comando dei Carabinieri. A tal fine, in luogo del numero di matricola
è impresso il numero progressivo di iscrizione dell'operazione nel
registro di cui al secondo comma.
Le disposizioni di cui al quinto comma si applicano altresì alle armi
comuni da sparo ed alle canne intercambiabili importate dall'estero. Si osservano
a tal fine le modalità di cui al successivo art. 13.
Le norme del presente articolo relative all'apposizione sulle armi del numero
d'iscrizione nel Catalogo nazionale, si applicano a decorrere dalla data
indicata nel decreto ministeriale di cui al precedente art. 7, settimo comma,
n.1).
Entro il termine di un anno dalla data indicata nel decreto di cui al precedente
comma debbono essere presentate al Banco nazionale di prova o alle sue sezioni,
ove mancanti del numero di matricola, per l'apposizione di questo ultimo
a norma del quinto comma:
le armi comuni da sparo prodotte nello Stato o importate prima dell'entrata
in vigore della presente legge, con esclusione di quelle prodotte o importate
anteriormente al 1920;
le armi portatili da fuoco di cui al precedente art. 1 appartenenti a privati
di cui è consentita la detenzione.
Per il compimento delle operazioni previste dal presente articolo, al Banco
nazionale di prova, oltre al diritto fisso, da determinarsi secondo le
modalità previste dall'art. 3 della citata legge 23 febbraio 1960,
n. 186, è concesso una tantum un contributo straordinario di 270 milioni
di lire a carico dello stato di previsione della spesa del Ministero
dell'industria, del commercio e dell'artigianato.
All'onere di 270 milioni si provvede mediante corrispondente riduzione dello
stanziamento iscritto al capitolo 6856 dello stato di previsione del Ministero
del tesoro per l'anno 1980, all'uopo utilizzando parte dell'accantonamento
predisposto per il rinnovo della convenzione di Lomè.
Il Ministro del tesoro è autorizzato ad apportare, con propri decreti,
le occorrenti variazioni di bilancio".
"Art. 32 (Vigilanza sulle armi e munizioni raccolte nei musei). -
(Omissis).
Le armi antiche e artistiche comunque versate all'Autorità di pubblica
sicurezza o alle direzioni di artiglieria non potranno essere distrutte senza
il preventivo consenso di un esperto nominato dal sovrintendente per le gallerie
competente per territorio.
(Omissis).
Art. 14.
Porto
1. |
Il porto delle armi di cui all'articolo 12 è sottoposto alla normativa vigente per le armi comuni da sparo. |
Art. 15.
Disposizioni applicabili
1. |
Per quanto non previsto nel presente titolo, trovano applicazione le disposizioni contenute negli articoli 5, 6, 7, 8, 10 e 11. |
Titolo III
Infrazioni al regolamento
Art. 16.
Sanzioni
1. |
La violazione delle disposizioni del presente regolamento è soggetta alla sanzione amministrativa del pagamento della somma da L. 1.000.000 a L. 6.000.000. |
2. |
Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui agli articoli dal 17-bis al 17-sexies del regio decreto n. 773/1931. |
3. |
Ai fini dell'applicazione dell'articolo 17-ter del regio decreto n. 773/1931, quando è accertata una violazione delle disposizioni contenute nel presente regolamento, il pubblico ufficiale che vi ha proceduto, fermo restando l'obbligo del rapporto previsto dall'articolo 17 della legge 24 novembre 1981, n. 689, ne riferisce per iscritto, senza ritardo, all'autorità competente al rilascio dell'autorizzazione o, se il fatto non concerne attività soggette ad autorizzazione, al questore. |
Il presente regolamento, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. è fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.
Roma, 9 agosto 2001
Il Ministro: Scajola
Visto, il Guardasigilli: Castelli
Registrato alla Corte dei conti il 24 settembre 2001
Ministeri istituzionali, registro n. 12, foglio n. 106
Note all'art. 16:
- Si riporta il testo vigente degli articoli 17-bis, 17-ter, 17-quater,
17-quinquies e 17-sexies, del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773 (per
l'argomento vedi nelle note alle premesse):
"Art. 17-bis. - 1. Le violazioni alle disposizioni di cui agli articoli 59,
60, 75, 75-bis, 76, se il fatto è commesso contro il divieto
dell'Autorità', 86, 87, 101, 104, 111, 115, 120, comma secondo,
limitatamente alle operazioni diverse da quelle indicate nella tabella, 121,
124 e 135, comma quinto, limitatamente alle operazioni diverse da quelle
indicate nella tabella, sono soggette alla sanzione amministrativa del pagamento
di una somma da lire un milione a lire sei milioni.
2. La stessa sanzione si applica a chiunque, ottenuta una delle autorizzazioni
previste negli articoli indicati nel comma 1, viola le disposizioni di cui
agli articoli 8 e 9.
3. Le violazioni alle disposizioni di cui agli articoli 76, salvo quanto
previsto nel comma 1, 81, 83, 84, 108, 113, quinto comma, 120, salvo quanto
previsto nel comma 1, 126, 128, 135, escluso il comma terzo e salvo quanto
previsto nel comma 1, e 147 sono soggette alla
sanzione amministrativa del pagamento di una somma da lire trecentomila a
lire due milioni".
"Art. 17-ter. - 1. Quando è accertata una violazione prevista dall'art.
17-bis, commi 1 e 2, e dall'art. 221-bis il pubblico ufficiale che vi ha
proceduto, fermo restando l'obbligo del rapporto previsto dall'art. 17 della
legge 24 novembre 1981, n. 689, ne riferisce per iscritto, senza ritardo,
all'autorità competente al rilascio dell'autorizzazione o, qualora
il fatto non concerna attività soggette ad autorizzazione, al
questore.
2. Nei casi in cui è avvenuta la contestazione immediata della violazione,
è sufficiente, ai fini del comma 1, la trasmissione del relativo verbale.
Copia del verbale o del rapporto è consegnata o notificata
all'interessato.
3. Entro cinque giorni dalla ricezione della comunicazione del pubblico
ufficiale, l'Autorità di cui al comma 1 ordina, con provvedimento
motivato, la cessazione dell'attività condotta con difetto di
autorizzazione ovvero, in caso di violazione delle prescrizioni, la sospensione
dell'attività autorizzata per il tempo occorrente ad uniformarsi alle
prescrizioni violate e comunque per un periodo non superiore a tre mesi.
Fermo restando quanto previsto al comma 4 e salvo che la violazione riguardi
prescrizioni a tutela della pubblica incolumità o dell'igiene, l'ordine
di sospensione è disposto trascorsi trenta giorni dalla data di
violazione.
Non si dà comunque luogo all'esecuzione dell'ordine di sospensione
qualora l'interessato dimostri di aver sanato le violazioni ovvero di aver
avviato le relative procedure amministrative.
4. Quando ricorrono le circostanze previste dall'art. 100, la cessazione
dell'attività non autorizzata è ordinata immediatamente dal
questore.
5. Chiunque non osserva i provvedimenti previsti dai commi 3 e 4, legalmente
dati dall'Autorità', è punito ai sensi dell'art. 650 del codice
penale".
"Art. 17-quater. - 1. Per le violazioni previste dall'art. 17-bis e dall'art.
221-bis consistenti
nell'inosservanza delle prescrizioni imposte dalla legge o impartite
dall'Autorità nell'esercizio di attività soggette ad
autorizzazione, l'Autorità amministrativa con l'ordinanza-ingiunzione
può applicare la sanzione amministrativa accessoria della sospensione
dell'attività per un periodo non superiore a tre mesi.
2. La sanzione accessoria è disposta dal giudice penale con la sentenza
di condanna nell'ipotesi di connessione obiettiva della violazione amministrativa
con un reato di cui all'art. 24 della legge 24 novembre 1981, n. 689.
3. Nell'esecuzione della sanzione accessoria, si computa l'eventuale periodo
di sospensione eseguita ai sensi dell'art. 17-ter".
"Art. 17-quinquies. - 1. Il rapporto relativo alle violazioni previste dagli
articoli 17-bis e 221-bis è presentato al prefetto".
"Art. 17-sexies. - 1. Per le violazioni previste dagli articoli 17-bis e
221-bis è esclusa la confisca di beni immobili e si applicano le
disposizioni di cui all'art. 20, commi terzo, quarto e quinto, della legge
24 novembre 1981, n. 689".
- Si riporta il testo dell'art. 17 della legge 24 novembre 1981, n. 689
(Modifiche al sistema penale):
"Art. 17 (Obbligo del rapporto). - Qualora non sia stato effettuato il pagamento
in misura ridotta, il funzionario o l'agente che ha accertato la violazione,
salvo che ricorra l'ipotesi prevista nell'art. 24, deve presentare rapporto,
con la prova delle eseguite contestazioni o notificazioni, all'ufficio periferico
cui sono demandati attribuzioni e compiti del Ministero nella cui competenza
rientra la materia alla quale si riferisce la violazione o, in mancanza,
al prefetto.
Deve essere presentato al prefetto il rapporto relativo alle violazioni previste
dal testo unico delle norme sulla circolazione stradale, approvato con decreto
del Presidente della Repubblica 15 giugno 1959, n. 393, dal testo unico per
la tutela delle strade, approvato con regio decreto 8 dicembre 1933, n. 1740,
e dalla legge 20 giugno 1935, n. 1349, sui servizi di trasporto merci.
Nelle materie di competenza delle regioni e negli altri casi, per le funzioni
amministrative ad esse delegate, il rapporto è presentato all'ufficio
regionale competente.
Per le violazioni dei regolamenti provinciali e comunali il rapporto è
presentato, rispettivamente, al presidente della giunta provinciale o al
sindaco.
L'ufficio territorialmente competente è quello del luogo in cui è
stata commessa la violazione.
Il funzionario o l'agente che ha proceduto al sequestro previsto dall'art.
13 deve immediatamente informare l'autorità amministrativa competente
a norma dei precedenti commi, inviandole il processo verbale di sequestro.
Con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del
Consiglio dei Ministri, da emanare entro centottanta giorni dalla pubblicazione
della presente legge, in sostituzione del decreto del Presidente della Repubblica
13 maggio 1976, n. 407, saranno indicati gli uffici periferici dei singoli
Ministeri, previsti nel primo comma, anche per i casi in cui leggi precedenti
abbiano regolato diversamente la competenza.
Con il decreto indicato nel comma precedente saranno stabilite le modalità
relative alla esecuzione del sequestro previsto dall'art. 13, al trasporto
ed alla consegna delle cose sequestrate, alla custodia ed alla eventuale
alienazione o distruzione delle stesse; sarà altresì stabilita
la destinazione delle cose confiscate.
Le regioni, per le materie di loro competenza, provvederanno con legge nel
termine previsto dal comma precedente.".
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